Il ponte costruito in una notte
Molto tempo fa Boncourt era divisa in due. Mentre da una parte dell’Allaine regnavano gli austriaci, l’altra era sotto il dominio del principato dei vescovi di Basilea. Ci volle mezzo secolo prima che si mettessero finalmente d’accordo per costruire un ponte sul fiume. Ma non appena fu completato, arrivò una tempesta che lo spazzò via.
«Ah», sospirarono gli abitanti di Boncourt, «quanto tempo ci vorrà questa volta per costruire un nuovo ponte? Forse saremo già al cimitero da un pezzo prima che si mettano d’accordo.»
E infatti: nessuna delle due parti voleva pagare per un nuovo ponte. Neanche il priore dell’abbazia di Bellelay riuscì a mediare.
Disperato, il sindaco di Boncourt tornò a casa, si sedette davanti al camino e sospirò: «Ormai solo il diavolo può aiutarci.»
In quel momento si udì un forte boato e il diavolo apparve davanti a lui. Era vestito come un nobile e chiese: «Come posso aiutarti?»
Il sindaco si spaventò, ma poi offrì al diavolo una sedia accanto al camino e cominciò a raccontare. Il diavolo ascoltava tenendo i piedi sui carboni ardenti. Poi disse: «Costruirò un nuovo ponte stanotte. In cambio pretendo un'anima.»
Il sindaco ci pensò su un po', ma alla fine accettò. «Va bene, la primaanima che attraverserà il ponte finito sarà tua.»
Quella stessa notte il diavolo costruì il ponte. Quando il sindaco arrivò al ponte il giorno dopo, il diavolo era dall'altra parte e gridò: «Ora mantieni la tua promessa!»
Il sindaco annuì, si tolse un sacco dalle spalle e lo aprì. Ne saltò fuori un grosso gatto. Corse dritto sul ponte. «Eccola lì, la tua anima», gridò il sindaco.
Quando il diavolo si rese conto di essere stato ingannato, nella sua rabbia volle distruggere il ponte. Ma in quel momento arrivò una processione guidata da sacerdoti che benedissero il nuovo ponte e eressero una grande croce di pietra proprio al centro. Allora il diavolo prese la fuga e non fu mai più visto a Boncourt.
Fassung D. Jaenike, aus: Joseph Beuret-Frantz, Sous les vieux toits, Légendes et contes jurassiens. Porrentruy, 1949, Übersetzung Carmela Saputelli © Mutabor Verlag